martedì 30 agosto 2016

Il ricordo di un amico: Pasquale Acclavio, una persona vera


Pasquale era una persona, che amava la sua identità, sempre in fieri, e non la svendeva. Cascasse il mondo! Amava la Costituzione. Nata quando il moccio gli colava dal naso. La adorava come tanti che continuano a considerarla il Vangelo della vita civile. Montava in trincea, perciò, quando veniva trattata come uno zerbino. Semplicemente, pretendeva il rispetto dei diritti, per sé, la comunità locale, l’intera umanità e la “nutrita schiera di animali ed erbe”. Strizzava l’occhio ai doveri. Con compiacimento.
Strappò dalla fame due fratellini, che si sedettero festanti alla sua sobria mensa. Pietoso, raccattò sulla spiaggia un cane dai timidi occhi celesti. Abbandonato. Se ne prese cura. Amorevolmente. Per anni.
Lo conoscesti al Liceo Classico di Barletta. La classe era formata esclusivamente da studenti. Quando nel corridoio, quindi, passavano le studentesse del corso “B”, l’ingresso repentinamente si intasava, …ed era uno spingi-spingi. I commenti e gli ammiccamenti, allora, piovevano dalle ansimanti bocche giovanili come i fiocchi di una tormenta di neve.
“Ciao”, tu a lui, “ciao” lui a te. Qualche chiacchierata estemporanea sulle inadeguatezze di alcuni docenti. Apprezzamenti e stima per chi forgiava uomini e cittadini.
Con la laurea in tasca, eccovi, insieme ad insegnare. Discipline diverse. Nelle stesse classi. A programmare attività didattiche. A valutare gli alunni. Per anni. Tanti. Sbarramento di fuoco contro ogni forma di favoritismo o di ingiustizia.
Fasulli certificati medici non vennero consegnati. Mai! Si adirava, perciò, come un toro, reso furente dal drappo rosso, quando della gentaglia si assentava per lo shopping, la palestra o partiva gongolante per la settimana bianca.
Con due presidi incrociò la sciabola, perché gli interessi degli alunni e della collettività venivano feriti da una gestione privatistica. Dopo avere, poi, verificato che le autorità preposte nicchiavano per complicità, si vide costretto a rivolgersi alla Procura della Repubblica. Assieme ad una pletora di insegnanti, attenti alla propria dignità, rispettosi della legalità.
Allora, per i docenti, alunni e cittadini, non era stata ancora vomitata la “buona scuola”, un coacervo di pedanti atti burocratici e becero autoritarismo di stampo aziendalistico. Altrimenti, la mannaia dello strapotere dirigenziale avrebbe potuto mettere a tacere la voci critiche e dissenzienti, e gli interessi della collettività sarebbero stati martoriati.
Nel Collegio dei Docenti e nel Consiglio d’Istituto era un mattatore. Prendeva, infatti, la parola tutte le volte che rischiavano di essere malmenati diritti dei ragazzi, delle famiglie e dei docenti. Proposte ne scodellava. A iosa.
Con la serietà professionale, poi, coniugava la leggerezza del vivere. Percorreva, infatti, lo slalom delle smagliature, che la vita gli rovesciava addosso. Con dignità, con allegria ed umorismo.
Nella sala dei professori, le battute esilaranti erano scoppiettanti come un fuoco d’artificio. Una volta, ti abbracciò con trasporto. Una collega presente all’amplesso, commentò con disprezzo: “Siete gay?!” “Educatrice,” precisò, Pasquale, “quand’anche lo fossimo, ne saremmo orgogliosi.” Pausa. “Io e l’amico non solo ci abbracciamo, ci baciamo pure. Nella bocca. Consideri che abbiamo dimestichezza con le lingue, lui d’italiano ed io di francese. Purtroppo dopo il deliquio sensuale, fatichiamo a parlare, per l’avvenuto scambio delle dentiere.” La collega, sconvolta e disgustata, sparì con la velocità di una centometrista, né mai più mise piede nella sala dei professori, quando la voce dei reprobi si faceva sentire.
Pasquale si rendeva disponibile per la comunità scolastica anche al di fuori dell’orario di servizio. Quando, infatti, venne a sapere che una condomina doveva disfarsi di pesanti fioriere in cemento, mise a disposizione il suo tempo e la sua vettura per caricarle e trasportarle a scuola.
Con la frequentazione ravvicinata, diveniva, sempre di più, un amico. Sincero ed autentico. Eccovi, allora, tu e lui, a parlare di mare, a confidare reciprocamente segreti, a sognare un mondo più civile. E lui ad ascoltare, a suggerire a proporre, a rilanciare, senza prevaricare, senza l’alterigia di chi presume di conoscere la vita ed indica strade maestre agli altri!
Quando bussavi alla sua abitazione, con un ampio gesto del braccio, ti invitava ad entrare. A qualunque ora del giorno. Nell’altra mano, immancabilmente, con l’indice che faceva da spartiacque tra la pagine lette e quelle da studiare, accarezzava un libro, che per qualche giorno aveva salutato la foltissima compagine che tappezzava l’ampia parete.
Da uomo libero, amava il mare. Alla follia. Non aveva bisogno di evadere in lidi esotici. Da raccontare agli altri. Immancabilmente, raggiungeva con la sgangherata bicicletta la comitiva del faro rosso, e dalle profondità raccoglieva mitili, ostriche tartufi e ricci da distribuire al mitico Paolo e a tanti amici non avvezzi ad esplorare gli anfratti. Desiderava, perciò, che le sue ceneri venissero disperse su quel lembo di sogno.

Ora, il Padreterno, seduto assieme a lui ed a Paolo, su uno scoglio calcareo, raggiunto di tanto in tanto da spruzzi schiumosi di acqua marina, si starà sbellicando di risate. Forse, per questo lo ha chiamato prima di altri. O forse staranno commentando, il periodo in cui Pasquale, nauseato, abbandonò i DS, quando si accorse che la differenza tra destra e sinistra diventava sempre più esigua. O forse saranno intenti a declamare poeti e scrittori francesi. O forse canteranno, e l’amante del mare, con voce baritonale. E tanti delfini, guizzanti e sorridenti, intorno a loro.
Domenico Dalba

1 commento:

  1. mi dispiace sapere della sua morte, credo, ma non son sicura, che suo padre insegnasse francese alla scuola media Renato Moro nel lontano 96-97? se cosi' fosse, io sono stata una sua alunna e il ricordo che ho di lui e' di una persona piena di vita, che mostrava col suo gran vocione e la passione nell'insegnare. Ho un bl ricordo di lui ancora adesso a distanza di anni ed e' per questo che ho provato a cercarlo su internet. Grazie per aver postato su suo padre. Maria.

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