mercoledì 25 marzo 2015

L'arte (nobile) delle dimissioni


Matteo Renzi ha detto "ci si dimette per questioni etiche, non per un avviso di garanzia...altrimenti la magistratura decide sulla politica".
Ernesto Guevara disse "un rivoluzionario non si dimette mai".
Trovare la differenza ideologica è facilissimo e pur tralasciando lo sconcertante retropensiero che sta alla base di tali improvvide affermazioni del Presidente del Consiglio mi chiedo per quali altri motivi un uomo politico, un Sindaco, ecc. debba considerare l'idea di dimettersi.
Me lo chiedo perchè gli esempi forniti dalla locale classe politica offrono numerosi spunti al riguardo.
Si sente dire apertis verbis il capogruppo del PD, più volte oggetto di attenzione da parte della magistratura locale (almeno per quanto riferito dalla stampa), recentemente vittima di un agguato a colpi di arma da fuoco (nonostante tutto difeso e protetto dal partito nel suo ruolo), che avrebbe rassegnato le proprie dimissioni se l'intero gruppo consiliare non avesse votato favorevolmente un recente provvedimento urbanistico voluto dal Sindaco.
Per questi motivi, non per altri riguardanti la propria etica politica egli si sarebbe certamente dimesso come anticamente gli avrebbe insegnato il padre (Alfonso) esponente di spicco del locale PSDI.
Aspettiamo le dimissioni dunque, atteso che ben due consiglieri del PD non hanno votato quel provvedimento ma crediamo che l'attesa resterà vana.
Si sente dire dai cittadini che il Sindaco, recentemmente più volte sfiduciato di fatto dalla sua maggioranza, dovrebbe essere conseguente e rassegnare le dimissioni; ebbene, esse sono previste dalla legge e sono opportune al fine di ritrovare un equilibrio politico evidentemente smarrito nella guerra di logoramento iniziata due anni fa con la scelta coraggiosa di imporre un uomo come Pasquale Cascella alla guida del centrosinistra di Barletta.
Come si vede tutto ciò, ogni questione locale riguardo l'istituto (nobile) delle dimissioni per motivi politici, contrasta gravemente con quanto affermato a livello nazionale dai vari deputati e senatori (preoccupati solo delle indagini legali) e contrasta pure con quanto praticato sin ora a livello locale, dove a seguito delle dimissioni di un Sindaco (o pure di un rimpasto di Giunta in una crisi "al buio") si apriva ufficialmente il mercato delle vacche.
Personalmente ritengo che si offra la possibilità di dimettersi quando il proprio ruolo diviene inutile all'interno di un consesso, dunque quella postazione si occupa senza produrre alcunchè rispetto al fine per cui si siede su quella sedia.
Spesso ho offerto la disponibilità a dimettermi al SIndaco ed al Presidente dell'ASP dal mio ruolo di consigliere in quella struttura pubblica, ciò perchè anche ad oggi, nonstante i molteplici sforzi ed i notevoli risultati raggiunti da quell'ente, non si può dire affatto che vi sia stata attenzione politica rispetto alle sempre più gravi problematiche che da anni attanagliano l'ASP.
Ritengo che ci si offra di dimettersi per questo in politica e lo si debba fare anche se, nominati per una questione fiduciaria come nel caso degli Assessori, non si goda più di quella fiducia sindacale e/o consiliare.
Diversamente la manfrina fatta ad ogni consiglio da chi ha un curriculum politico a dir poco ondivago (in troppi purtroppo) resta lettera morta e serve solo ad irretire i cittadini più di quanto non lo siano già.
I partiti, gli uomini politici ed i segretari dovrebbero comprenderlo una volta per tutte...ma sono certo di parlare al vento, del resto dove sono i Partiti, gli Uomini, i Segretari oggi?

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