Ernesto Guevara disse "un rivoluzionario non si dimette mai".
Trovare
la differenza ideologica è facilissimo e pur tralasciando lo
sconcertante retropensiero che sta alla base di tali improvvide
affermazioni del Presidente del Consiglio mi chiedo per quali altri
motivi un uomo politico, un Sindaco, ecc. debba considerare l'idea di
dimettersi.
Me lo chiedo perchè gli esempi forniti dalla locale classe politica offrono numerosi spunti al riguardo.
Si
sente dire apertis verbis il capogruppo del PD, più volte oggetto di
attenzione da parte della magistratura locale (almeno per quanto
riferito dalla stampa), recentemente vittima di un agguato a colpi di
arma da fuoco (nonostante tutto difeso e protetto dal partito nel suo
ruolo), che avrebbe rassegnato le proprie dimissioni se l'intero gruppo
consiliare non avesse votato favorevolmente un recente provvedimento
urbanistico voluto dal Sindaco.
Per
questi motivi, non per altri riguardanti la propria etica politica egli
si sarebbe certamente dimesso come anticamente gli avrebbe insegnato il
padre (Alfonso) esponente di spicco del locale PSDI.
Aspettiamo
le dimissioni dunque, atteso che ben due consiglieri del PD non hanno
votato quel provvedimento ma crediamo che l'attesa resterà vana.
Si
sente dire dai cittadini che il Sindaco, recentemmente più volte
sfiduciato di fatto dalla sua maggioranza, dovrebbe essere conseguente e
rassegnare le dimissioni; ebbene, esse sono previste dalla legge e sono
opportune al fine di ritrovare un equilibrio politico evidentemente
smarrito nella guerra di logoramento iniziata due anni fa con la scelta
coraggiosa di imporre un uomo come Pasquale Cascella alla guida del
centrosinistra di Barletta.
Come
si vede tutto ciò, ogni questione locale riguardo l'istituto (nobile)
delle dimissioni per motivi politici, contrasta gravemente con quanto
affermato a livello nazionale dai vari deputati e senatori (preoccupati
solo delle indagini legali) e contrasta pure con quanto praticato sin
ora a livello locale, dove a seguito delle dimissioni di un Sindaco (o
pure di un rimpasto di Giunta in una crisi "al buio") si apriva
ufficialmente il mercato delle vacche.
Personalmente
ritengo che si offra la possibilità di dimettersi quando il proprio
ruolo diviene inutile all'interno di un consesso, dunque quella
postazione si occupa senza produrre alcunchè rispetto al fine per cui si
siede su quella sedia.
Spesso
ho offerto la disponibilità a dimettermi al SIndaco ed al Presidente
dell'ASP dal mio ruolo di consigliere in quella struttura pubblica, ciò
perchè anche ad oggi, nonstante i molteplici sforzi ed i notevoli
risultati raggiunti da quell'ente, non si può dire affatto che vi sia
stata attenzione politica rispetto alle sempre più gravi problematiche
che da anni attanagliano l'ASP.
Ritengo
che ci si offra di dimettersi per questo in politica e lo si debba fare
anche se, nominati per una questione fiduciaria come nel caso degli
Assessori, non si goda più di quella fiducia sindacale e/o consiliare.
Diversamente
la manfrina fatta ad ogni consiglio da chi ha un curriculum politico a
dir poco ondivago (in troppi purtroppo) resta lettera morta e serve solo
ad irretire i cittadini più di quanto non lo siano già.
I
partiti, gli uomini politici ed i segretari dovrebbero comprenderlo una
volta per tutte...ma sono certo di parlare al vento, del resto dove
sono i Partiti, gli Uomini, i Segretari oggi?

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