"Pd di Roma sta dimostrando purtroppo una realtà drammatica in cui una
parte non piccola degli iscritti non sono iscritti veri, uno su 5 ha dei
problemi.
C'è chi proprio non sa di essere iscritto al Pd, chi risulta irrintracciabile anche se abbiamo nome e cognome e ci
sono persone che ti rispondono mi ha iscritto quel parlamentare, quel
consigliere regionale ma io in realtà non ho pagato nulla" (Matteo Orfini).
Dalle parole del commissario del PD romano, Presidente del Partito, rappresentante dell'associazione "Rifare l'Italia", non ci si può che aspettare un netto cambio di passo politico da prendersi prima di tutto nei contronti del Segretario-presidente Renzi.
Quello che è accaduto a Roma acade oramai quotidianamente in tutti i circoli d'Italia e, purtroppo, in moltissime Amministrazioni tardate PD.
La volgia di tanti di rottamare (prando in prestito il lessico modernizzante di Renzi) questo andazzo è costantemente frenata dai troppi capibastone che schiacciano ogni alternativa nascente nei circoli.
Eleggono segretari cittadini da utilizzare alla bisogna, bricuano giovani candidati/e ai consigli comunali, condizionano pesantemente l'operato di Sindaci volenterosi, il tutto con la sempre più cocente benedizione dei vertici nazionali dal Partito che, inspiegabilmente, si sorprendono ex post sia del dilagante malaffare che di una gestione del partito sui territori quanto meno drammatica.
L'atteggiamento tenuto, oramai da decenni, da molti dei partiti di centrosinistra e di sinistra di rassomigliare sempre più a qualche cattivo esempio dato nel passato dalla gestione democristiana dei territori (capibastone, finti iscritti, correnti, ecc.) è la vera peste con cui la politica attuale volontariamente convive essendo completamente passiva ad ogni tentativo di reazione a quel morbo.
Della questione morale, del fu PCI, della sua storia politico ideologica fatta del meglio che questo paese ha potuto rappresentare, fatta di un Paese migliore nel Paese peggiore per dirla come Pasolini, non è rimasto nulla e, soprattutto, non è rimasto nessuno che possa raccontare quello, il tantissimo, che di buono è stato.
Da questo stato di cose generalizzato, di cui il Presidente del Partito prende atto solo ora a Roma, bisogna ripartire per bonificare (non solo rifare) l'Italia; bisogna farlo essendo consapevoli che si perderanno consensi, città, Amministrazioni ma si guadagnerà il rispetto e la coerenza di chi tra i cittadini da troppi decenni è abituato, per colpa del "tutti uguali", ad essere governato dal peggio che la società può esprimere a tutti i livelli.
Questo l'augurio, sperand che, oltre a Berlino, anche a Roma in Giudice ci sia.

Nessun commento:
Posta un commento