
Che la città di Barletta “navighi a vista” è cosa oramai risaputa e consolidata, vuoi per un progressivo cambio normativo iniziato quanto meno dal 1996, vuoi per la sempre maggiore debolezza dei candidati sindaci (post Francesco Salerno) rispetto ai gruppi delle loro coalizioni, la città vive immersa in uno stallo che appare difficile da superare.
Senza stare a ricordare troppo il recente passato, visto che l’attuale Amministrazione non perde occasione per ricordarne l’inconsistenza politica, sarebbe il caso di dire con franchezza che viviamo ad oggi una certa “continuità” con il passato.
Una continuità, sempre più negata, aggravata dalla costante promessa/illusione di radicale discontinuità, dalla acclarata insipienza di molti degli Amministratori e Dirigenti nominati dall’attuale Sindaco, dalla minaccia perenne di dimissioni del primo cittadino (che non arriveranno per ora) che nulla possono risolvere atteso che un nuovo voto paralizzerebbe ulteriormente la città alimentando ad ogni modo quella melassa elettorale che produce da almeno 15 anni la elezione delle stesse persone in consiglio comunale.
La mia rifelassione non è tesa a concludersi con un gramsciano “che fare”; può ad ogni modo essere auspicabilmente intesa come uno stimolo a molti cittadini a tornare ad occuparsi della cosa comune avendo qualcosa di nuovo da dire e soprattutto avendo qualcosa di serio da dare alla collettività.
Un elemento va ad ogni modo evidenziato; assistiamo alla lentissima ma costante realizzazione di alcune progettualità della passata Amministrazione che ad ogni modo possono essere considerata un punto conclusivo dell’operato della stessa ed un merito dell’attuale sindacatura.
Avremmo potuto “godere” di uno stallo peggiore insomma; ma la realizzazione del parco sulla litoranea di ponente, l’avvio del cantiere del parzo in zona 167, l’avvio dei lavori allo stadio Puttilli, quelli di piazza marina, l’avvio del porta a porta, sono certamente qualcosa, meglio di niente insomma.
Restano molte acuzie, purtroppo relative alle vere situazioni di sviluppo cittadino che con ogni evidenza i competenti assessorati non sono stati in grado di fronteggiare dopo quasi due anni di mandato elettorale.
Mi riferisco al PUG ma soprattutto alle competenze dell’assessorato ai servizi sociali (in senso lato al welfare).
Senza stare a dire delle questioni dell’ASP cittadina, su cui l’intera classe politica continua a giochicchiare lasciando il solo Sindaco ad ottemperare solo a situazioni tampone senza alcuna vera discussione di prospettiva; non si possono sottacere altri aspetti di quel delicato settore sociale che la c.d. “sinistra” locale non è riuscita assolutamente a gestire.
Dalla monocratica approvazione del nuovo PdZ, per nulla conocrdato nel merito con i cittadini e le associazioni, assistiamo a rinnovi, proroghe e taciti assensi rispetto ai tantissimi servizi che il settore sociale compie verso la collettività cittadina.
Ringraziano a tal proposito la Vicesindaco sia la Caritas che le oligarchiche coop. sociali che da quasi un ventennio (non sempre meritoriamente) operano in appalto in un settore delicatissimo come quello che va dall’assistenza ai bambini (silo nido comunale) a quella agli anziani (centro diurno per anziani).
Sarebbe necessario un riordino radicale in tale settore che desse prospettiva ai servizi e sboccasse sacche di assistenzialismo, anche forse elettorale, assolutamente infruttifero per la comunità locale.
Serve coraggio, per questo credo che anche qui qualcher “angelo del fango ligur, sia necessario; pale e rastrelli posso fornirli io assieme alle braccia di molti che soprattutto nelle zone periferiche hanno già dimostrato di saper lavorare con la testa e le braccia, qui di fango da spalare c’è n’è a tonnellate.
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