sabato 7 giugno 2014

Il centro di raccolta nella 167 di Barletta/3

 

La prova provata dell’inettitudine della maggioranza del consiglio comunale di Barletta è stata data ieri in diretta televisiva.
Il consiglio monotematico su un tema tanto delicato da aver mosso 3000 cittadini del quartiere 167 ad apporre la loro firma per spostare il centro di raccolta si è concluso con un triste scioglimento per mancanza del numero legale.
Questo dato da solo basta per avere conferma di due cose: la prima attiene alla totale inaffidabilità degli eletti rispetto al loro mandato di rappresentanti dei cittadini, i quali, tranne in rarissime eccezioni (ieri interpretate dai consiglieri Caracciolo, Damato Giuliana e Cannito) non riescono a garantire alcun personale impegno alla cittadinanza se non quello riservato al privilegio dei loro più stetti accoliti.
La seconda è la definitiva scollatura tra l’elemento “politico” delle segreterie dei partiti della coalizione (sempre più rappresentate da soggetti camaleontici rappresentativi di se stessi) e l’elemento elettoral-consiliare incarnato dal “meraviglioso mondo” dei consiglieri comunali.
Il centrosinistra ha offerto alla città l’ennesima vergogna, è il caso di ribadirlo; purtroppo la città dimentica in fretta e non ha memoria esattamente come coloro che siedono a rappresentarla; mi aspetto tranquillamente in un eventuale ritorno alle urne (non proprio ipotetico a questo punto) una riedizione delle facce che conosciamo oramai da decenni.
Venendo al merito della questione che ieri il consiglio comunale avrebbe dovuto affrontare è bene dire che essa non è stata minimamente toccata da alcuno dei presenti; non è stato fatto da chi ha provato a parlare di ambiente come chiave di volta del mondo che verrà ed ha realizzato da quando siede in consiglio il proprio personalissimo comunismo ricollegando tutta la questione alla premialità fatta con i buoni-spesa essendo da sempre sponsorizzato da qualche “maglielano o prosciuttaro” provinciale che di sinistra non hanno nemmeno il piede.
Non è stato fatto da chi si è astenuto dalla discussione sul tema scappando dall’aula o non presentandosi affatto adducendo astrusissimi motivi.
Il tema che fa tanto paura agli eletti non è il centro comunale di raccolta, cosa che non fa paura ai cittadini della zona, solo che non lo vorrebbero prima di aver fatto la normali urbanizzazioni primarie e secondarie nella zona dove vivono.
Il tema è quello della fiducia verso una politica sfiduciata nei fatti; in pochissimi si sono resi conto di questo ed hanno chiesto scusa alla gente del posto a prescindere, perché come recitava un vecchio verso di una famosa canzone “anche se voi vi credete assolti siete lo stesso coinvolti”.
Va dato atto ai consiglieri Caracciolo, Cannito e Giuliana Damato di aver avuto coraggio e di aver parlato di politica; il primo con una proposta concreta di spostamento a costo zero del ccr, il secondo con la verve che gli è solita facendo l’unica opposizione possibile ad una Amministrazione nata vecchia nei modi e stantia nell’azione, la terza per aver rispettato una manifestazione di volontà popolare tradotta in una civilissima petizione.
Il resto è stato teatrino, messa in scena, rancore personale, tutto tranne che politica; sintomatiche della confusione politica regnante sono state poi le dichiarazioni sottovoce fatte dall’Assessore fascista della Giunta il quale candidamente avrebbe denunziato i cittadini che hanno consegnato al Sindaco le firme per procurato allarme affezionato com’è ai reati di opinione del codice Rocco, alla rappresentazione grafica del progetto di ccr come il parco giochi sotto casa che tutti vorrebbero avere.
In qualche recente intervista il Sindaco ironizzava sul fatto che questa questione non potesse essere considerata come la “no tav” in salsa barlettana, ebbene, ben vengano 10, 100, 1000 proteste civili come quella che riguarda il ccr perché la protesta sabotatrice è il passo successivo che una politica assente merita di ricevere.
Le istituzioni mostrano di autorappresentarsi e non assolvere ad alcuna funzione sociale se non quella dettata dalla norma di turno: tanti azzeccagarbugli e nessun coraggio, questo si stanno dimostrando.
I cittadini, il comitato di quartiere, il parroco, le scuole locali, non si fermeranno, resisteranno ne sono sicuro autorizzati da tanta violenza politica non potranno che rispondere con la più assoluta indifferenza e con la personale certezza che “aqì no pasaran”.

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